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Volendo rappresentare l’invecchiamento come un edificio, le sue fondamenta risulterebbero costituite dai geni (fattore genetico o costituzionale), mentre l’altezza dello stabile deriverebbe dalla combinazione causale dei cofattori (positivi o negativi) dipendenti dal proprio stile di vita (scelte nutrizionali, interazione con l’ambiente, attività fisica, comportamenti voluttuari). Così se i piani non si succedono correttamente l’uno all’altro, l’edificio resta basso anche se dotato di fondamenta formidabili.L’invecchiamento deve pertanto essere inquadrato come un processo dinamico, costituito da eventi sui quali è possibile intervenire, una volta identificate le cause.


Cosa significa invecchiare?

L’aging (o invecchiamento) è un fenomeno naturale che inizia già dopo i 35 anni. E’ la somma di tutte le modificazioni biologiche e psicologiche che accompagnano ciascun individuo lungo il cammino della sua vita, caratterizzato dal progressivo deterioramento delle capacità di adattamento all’ambiente, in relazione al passare degli anni.Panta Rei, sosteneva Demostene e così anche gli anni della nostra vita scorrono incessantemente e con il passare del tempo crescono la paura di invecchiare e i tentativi per restare giovani. Ma è solo una questione legata alla “carta di identità”? In realtà no. L’età anagrafica (o cronologica) non esprime necessariamente l’età biologica di una persona: ognuno ha una sua personale età biologica, che ci indica se i processi d’invecchiamento dell’organismo sono in regola con la nostra data di nascita, o se invece sia il caso di prendere qualche mirata ed opportuna contromisura. L’età biologica altro non è che quell’età che una persona esprime in rapporto alla qualità biologica dei suoi tessuti, organi ed apparati, comparati a valori standard di riferimento. In particolare l’età biologica, secondo molteplici studi medico scientifici, risulterebbe strettamente legata al livello di stress ossidativo, cioè al quantitativo di sostanze ossidative in grado di aggredire l’organismo umano.


Teorie principali sull’invecchiamento.

L’interrelazione dei radicali liberi, venutisi a formare in seguito a molteplici fattori causali e concausali, con le strutture proteiche (cattivo funzionamento degli enzimi), lipidiche (alterazioni delle membrane cellulari) e glucidiche (alterazione dell’equilibrio glicemico) e con lo stesso DNA (effetti mutageni), finirebbe col provocare danni ossidativi spesso irreversibili con conseguente invecchiamento delle strutture in questione (teoria dei radicali liberi).

Il sistema ormonale endocrino costituirebbe l’orologio biologico dell’organismo e il suo progressivo deteriorarsi con il trascorrere degli anni sarebbe l’intrinseca causa dell’invecchiamento dell’organismo. Questo decadimento sarebbe prestabilito sulla base del patrimonio genetico di ciascun individuo. L’evolvere della vita sarebbe quindi regolato da orologi biologici, condizionati da fattori interni ed esterni, che potrebbero accelerare o rallentare la loro corsa. Nel corso dell’età transizionale si verrebbero a manifestare modificazioni del sistema ipotalamo-ipofiso-endocrino, che andrebbero a riverberarsi sulla funzionalità dei vari tessuti ed organi nonché a livello metabolico. Queste modifiche risulterebbero determinanti per il seguito del processo d’invecchiamento individuale (teoria dell’orologio biologico).


La teoria prevalente.

L’organismo può subire alterazioni nel suo corretto funzionamento e nella sua originaria integrità in relazione a fattori interni ed ambientali, spesso mediati da processi di carattere ossidativo (stress ossidativo), che vedrebbero come responsabili primari i cosiddetti radicali liberi.

La programmazione delle attività bioumorali e ormonali propria di ciascun organismo progressivamente decade, inducendo un deterioramento dello stato di forma psico-fisico di ogni individuo.

Fenomeni auto-immunitari e stress inducono una diminuzione della capacità di resistenza e dell’efficacia d’azione dell’organismo stesso, velocizzandone il suo deterioramento temporale.

L’insieme di tutti questi fattori causali e concausali porta all’invecchiamento, che finirà col risultare più o meno celere proprio in relazione alle loro modalità di relazionarsi e integrarsi.


Il check up anti-aging.

Premessa

E’ possibile stabilire quando si sta realmente invecchiando e quale sia la corrispondenza tra la propria età anagrafica e la propria età biologica? E’ possibile misurare e quindi scoprire la vera età del proprio corpo?

E’ in quest’ottica che “nasce” il check up anti-aging, un test preventivo, che si rivolge innanzitutto alle persone sane che vogliano conoscere la velocità del proprio orologio biologico, così da poter provvedere per tempo e in modo corretto a frenare l’invecchiamento.

Negli ultimi anni, infatti, è divenuta sempre più diffusa la tendenza ad assumere antiossidanti magari tramite autoprescrizione. Questo test, invece, permette tra l’altro di ottenere informazioni precise ed affidabili non solo sugli “aggressori” (i radicali liberi: d-ROMs test), ma anche sulle proprie capacità di difesa (il potere antiossidante plasmatico: BAP test). In altri termini è possibile stabilire in tempo reale se lo stress ossidativo è dovuto ad una aumentata produzione e/o ad una ridotta capacità di eliminazione dei radicali liberi. In questo modo eventuali interventi, come la modifica delle abitudini di vita (dalla pratica di attività sportive alla riduzione dello stress fino alla modifica delle abitudini nutrizionali) e l’assunzione di specifici integratori, possono essere fatti in maniera mirata. La valutazione globale dello stress ossidativo dovrebbe inoltre entrare nella diagnostica precoce, infatti tende sempre più a configurarsi come un nuovo fattore di rischio per la salute e per l’invecchiamento precoce. Già alcune compagnie assicurative estere lo hanno inserito nei test preliminari alla stipula delle polizze vita.

Inoltre, la possibilità di monitorare nel tempo l’andamento delle “cure” eventualmente intraprese, grazie alla ripetibilità del check up, permette di poter concretamente verificare se ci siano stati effettivi miglioramenti e la loro intrinseca entità.

Un check up quindi volto a mettere a fuoco il reale grado di invecchiamento del corpo nella sua globalità. Determinata poi l’età biologica del paziente, nonché il grado di alterazione dei markers biologici dell’invecchiamento, verrà elaborato un programma terapeutico personalizzato, che consentirà di migliorare la funzionalità dei sistemi dell’organismo e di rallentare, entro certi limiti, alcuni processi degenerativi legati all’invecchiamento.

Obiettivo di un protocollo anti-aging:

  1. Conoscere la nostra età biologica
  2. Ovviare ai fattori di rischio
  3. Prevenire i danni ossidativi cellulari
  4. Migliorare il rendimento psico-fisico
  5. Effetto rigenerante su molteplici organi, apparati e sistemi: cuore, reni, fegato, sistema nervoso, ecc
  6. Potenziamento del sistema immunitario
  7. Miglior qualità del riposo notturno
  8. Riequilibrio tra massa grassa e massa magra
  9. Mantenimento o incremento della forma sessuale
  10. Diminuzione delle rughe e prevenzione delle stesse
  11. Ottimizzazione dell’idratazione della cute
  12. Riequilibrio del metabolismo dell’osso
  13. Benessere e bellessere

Fase diagnostica:

  1. visita medica con valutazione della composizione corporea: FAT e FFM;
  2. valutazione dell’età cerebrale per mezzo di specifici tests neuropsicologici;
  3. analisi del profilo dello stress ossidativo (d-ROMs test);
  4. analisi della capacità di difesa attiva per mezzo della valutazione della barriera antiossidante (BAP test);
  5. valutazione del sistema endocrino per mezzo della valutazione relativa ai livelli degli ormoni coinvolti nel processo di invecchiamento (FSH, LH, estradiolo, progesterone, prolattina, cortisolo, DHEA, pregnenolone, ormoni tiroidei, melatonina, testosterone, GH, IGHF-1);
  6. eventuale valutazione della funzionalità del sistema immunitario per mezzo di test di tipizzazione linfocitaria e di valutazione sia dell’immunità umorale che cellulare;
  7. misurazione dell’indice di glicazione (con questa indagine vengono dosate le proteine glicate, che sono il risultato dell’interazione tra il glucosio ed altri zuccheri plasmatici con molecole proteiche dell’organismo; le abnormi molecole che ne derivano, denominate “ages”, sono responsabili di insulti tossici a livello cellulare;
  8. eventuale analisi del profilo energetico cellulare, grazie alla valutazione dell’efficienza dei sistemi che regolano la produzione energetica a livello mitocondriale mediante la misurazione nelle urine degli acidi organici, che sono di basilare importanza nell’ambito del ciclo di Krebs;
  9. test cutanei: sebometria, phmetria, ecc…;
  10. test di capacità aerobica per la valutazione dello stato di forma.

Fase terapeutica:

  1. refertazione al paziente con interpretazione globale dei tests effettuati;
  2. interventi di carattere nutrizionale e relativi allo stile di vita individuale;
  3. miglioramento della condizione motoria del paziente;
  4. protocolli e tecniche di rilassamento, laddove necessario, ad azione antistress;
  5. provvedimenti con specifici integratori (sia alimentari sia fitoderivati come da recente inquadramento ministeriale), precursori di sostanze bioumorali, ormoni naturali (es. fitoestrogeni), in grado di agire a livello dei più sottili meccanismi biologici che regolano l’efficienza dei processi omeostatici nonché del grande sistema di difesa dal cui squilibrio derivano i fenomeni degenerativi peculiari dell’invecchiamento;
  6. endofarmacologia: non la somministrazione necessariamente della sostanza mancante, ma quella relativa ai suoi precursori o secretagoghi, grazie ai quali è poi lo stesso organismo a produrre ciò che effettivamente gli serve.

Monitoraggio temporale:

  1. verifica dello stress ossidativo e della barriera antiossidante dopo due-tre mesi e riadeguamento dell’impostazione terapeutica;
  2. valutazione periodica dello stato di forma e dei miglioramenti a livello estetico-cutaneo;
  3. verifica dei biomarkers di aging dopo sei mesi con il fine di verificare l’andamento della cura e quindi il riequilibrio degli indicatori biologici dell’invecchiamento;
  4. passaggio da un trattamento “d’urto” a una impostazione terapeutica “di mantenimento”.

Indicazioni.

Teoricamente tutti, in particolare dai 30-35 anni in avanti, possono sottoporsi a questo check-up. Infatti, fino a questa età il profilo bioumorale e bioendocrino di una persona tende prevalentemente a mantenersi a un discreto livello. Dopo questa “età soglia” ecco che invece il decadimento comincia ad attuarsi in concreto.

In particolare dovrebbero sottoporsi al test, in quanto soggetti più esposti:

  1. fumatori;
  2. donne che assumono estroprogestinici a scopo anticoncezionale;
  3. donne in trattamento ormonale sostitutivo;
  4. soggetti in forte surplus ponderale;
  5. coloro che vivono o lavorano in un ambiente inquinato;
  6. in caso di familiarità positiva per: ipertensione, allergie, diabete, dislipidemie, disturbi cardiovascolari;
  7. in caso di malattie auto-immunitarie, disturbi cronici delle ghiandole intestinali, patologie cardiovascolari conclamate, patologie a carico del sistema immunitario, malattie del sistema neuroendocrino, malattie a carico del sistema nervoso (esempi: Alzheimer, Parkinson, ecc…)
  8. sportivi a livello agonistico o simil-agonistico (esempio: body-building). 

Conclusione.
La scienza ha oramai dimostrato quello che l’esperienza e la tradizione ci avevano fatto intuire: l’età anagrafica ha solo un valore burocratico; l’età più veritiera e specchio fedele del processo di invecchiamento è rappresentata dall’età biologica. Il check-up antiaging ci consente di scoprire “l’età delle nostre cellule”, conseguenza di come stanno invecchiando primariamente i tre sistemi cardine dell’organismo: il sistema nervoso, il sistema endocrino e quello immunitario, tutti intimamente correlati tra loro.

Prof. Dr. Damiano Galimberti

Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Presidente dell’A.M.I.A. (Ass. Medici Italiani Anti-Aging)

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