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dieta-comportamentaleAl giorno d’oggi essere dietologo e occuparsi di nutrizione significa occuparsi dell’uomo in tutta la sua completezza fisica e psicologica. Significa avere presente l’uomo in tutta le sue incalcolabili sfaccettature e tenere in debito conto i suoi aspetti anche psicologici e le interrelazioni tra il suo modo di essere e il suo modo di alimentarsi; significa avere una chiara coscienza dell’evoluzione del significato della nutrizione dalle origini fino ai giorni nostri, evoluzione che ha portato a considerare oggi il cibo in maniera del tutto diversa rispetto anche a soli vent’anni fa’.



Oggi uno specialista in scienza dell’alimentazione si trova di fronte a pazienti completamente diversi tra di loro e ognuno con una sua storia di rapporto col cibo che va studiata, approfondita e analizzata al fine di ottimizzare l’approccio terapeutico. Il dietologo non diventa più unicamente colui che ha il compito di far dimagrire il paziente, ma soprattutto colui che deve riequilibrare il più complesso e ampio comportamento della persona al fine di fargli recuperare un corretto rapporto col cibo, sia in un’ottica di calo ponderale, laddove necessario, sia in una di recupero di una sana e corretta nutrizione base della prevenzione e fondamenta di una buona salute individuale.



E’ il concetto di rendere il paziente partecipe delle sue scelte alimentari, facendolo diventare il protagonista della sua alimentazione, e non, come spesso si è invece soliti fare, facendolo rimanere oggetto passivo di schemi dietetici vissuti come impropri e costrittivi, innaturali e inadatti al proprio modo di essere e di vivere.



Nell’esperienza da me maturata nel campo della nutrizione ho avvertito la necessità da parte dei pazienti di essere considerati, di essere “visitati”, di essere studiati. Approccio personalizzato, basato sui propri personali ritmi biologici di vita, sulla propria costituzione, sul proprio profilo metabolico, sui propri ritmi di lavoro. Dieta pertanto concretamente seguibile, sentita come parte di sé. E questa sensazione spesso è quella che porta la persona ad impegnarsi ad affrontare disagi piccoli o grandi, affinché la dieta non venga vissuta più come imposta e uguale per tutti, ma come un qualcosa di cui il paziente stesso finisca con l’appropriarsi e con l’identificarsi. Dieta non più sentita come privazione alimentare, bensì come passaggio indispensabile per fruire poi di una vita migliore. Non più una dieta subita passivamente, bensì una dieta che si decide di seguire attivamente, in quanto basata su una convinta libera scelta individuale.



Migliorare l’alimentazione comporta quindi un miglior modo di essere, di presentarsi agli altri, di vivere la vita. Si tratta di situazioni in cui non è solo importante fornire la dieta giusta, ma anche sapersi relazionare con la persona che si ha di fronte, mai considerandola oggetto o passiva, ma cercando di renderla sempre più protagonista della propria alimentazione e quindi, indirettamente, della propria vita quotidiana. Questo volume si rivolge pertanto a coloro che non vogliono limitarsi a dimagrire nell’apparenza, per poi ritrovarsi punto e a capo. Si rivolge a coloro che vogliono capire cosa c’è dietro al proprio sovrappeso e che desiderano affrontarlo in modo costruttivo, con pazienza, ma anche con determinazione e disponibilità al cambiamento.



Cambiare. Nella vita e nella testa. Agire sul proprio modo di vedere le cose e sul proprio comportamento. Ecco il minimo comun denominatore della cosiddetta “dieta comportamentale”: cambiare il proprio stile di vita, per arrivare alla piena autogestione nutrizionale.